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Storia

L’Istituto sudtirolese per i gruppi etnici è un’organizzazione non profit di utilità pubblica. E’ stato creato nel 1960 secondo l’articolo 36 del Codice civile italiano con la denominazione di Istituto sudtirolese economico e sociale, allo scopo di studiare i problemi economici e sociali delle due minoranze altoatesine (la tedesca e la ladina) e di proporre delle soluzioni che prevedessero iniziative concrete secondo i principi della dottrina sociale cattolica. A questo compito fondamentale l’Istituto si è dedicato con successo per i primi tre decenni della sua esistenza.  

Nel corso del tempo, tuttavia, l’Istituto ha apportato qualche integrazione ai suoi contenuti: trattare questioni di carattre economico e sociale non era possibile senza tener conto delle condizioni culturali, educative, ecologiche dell’Alto Adige o trascurando i dati legislativi riguardanti le premesse dell’autonomia altoatesina.

Più tardi, nel processo di attuazione del secondo Statuto di autonomia (1971) sono stati creati in Alto Adige diversi enti specializzati per questioni economiche e sociali (fra gli altri l’Istituto per la promozione economica, l’Istituto per la ricerca economica, l’Istituto promozione lavoratori e l’ Ecoistituto), tanto che l’Istituto ha potuto dedicarsi sempre più ad uno studio complessivo dell’Alto Adige e dei suoi gruppi linguistici. L’Istituto sudtirolese economico e sociale è venuto così trasformandosi al termine di un percorso a tappe nell’Istituto sudtirolese dei gruppi etnici, il quale si occupa non più soltanto di aspetti settoriali ma della complessiva problematica della pacifica convivenza di tre gruppi linguistici.

Quando improvvisamente, a seguito dei cambiamenti avviati nel 1989, la questione delle minoranze in Europa tornò a farsi acuta con inattesa veemenza, l’attenzione generale si concentrò sull’Alto Adige. Partendo da un grave conflitto che minacciava di degenerare in uno scontro violento si era qui arrivati, seguendo la via delle trattative politiche, ad una soluzione pacifica che, sulla base di uno Statuto di autonomia, aveva reso possibile l’armonica convivenza di tre gruppi linguistici. In tale contesto l’Istituto è stato spesso sollecitato, in particolare da soggetti non residenti in Alto Adige, ad informare in maniera scentificamente obiettiva sull’esperienza storica dell’Alto Adige le parti interessate ad analoghe soluzioni per conflitti interetnici ancora in corso in altre parti d’Europa.

Rispondere a tali sollecitazioni ha signifcato e significa un enorme impegno da parte dell’Istituto. Esistono infatti in Europa oltre 300 minoranze linguistiche e nazionali con complessivamente oltre 100 milioni di appartenenti (ciò che corrisponde a un settimo dell’intera popolazione europea!), molti dei quali aspirano a beneficiare dell’esperienza raccolta nel corso del tempo dall’Alto Adige. L’Istituto ha voluto tenere fede alle attese che venivano riposte in esso sia per solidarietà con la sorte spesso dolorosa di altre minoranze sia in segno di riconoscenza per il fatto che anche l’Alto Adige, in tempi difficili, ha ricevuto un sostegno disinteressato da fuori provincia.

L’Istituto ha tenuto conto di questi sviluppi anche con una modifica statutaria effettuata nel 1995 in base alla quale ha ampliato i suoi scopi fino a comprendervi la volontà di contribuire, in spirito di solidarietà, alla soluzione della questione minoritaria in Europa tramite la ricerca, lo scambio di esperienze e la collaborazione internazionale. A seguito di cò, nel 1996, l’Istituto ha cambiato la sua denominazione in Istituto sudtirolese dei gruppi etnici, superando così la precedente restrizione ai problemi economici e sociali, ormai non più gustificata dai tempi nuovi, per dedicarsi alla questione minoritaria dell’Alto Adige in termini complessivi.

Nel periodo fra il 1961 e il 2013 la storia dell’Istituto è stata marcata in gran parte dal direttore Christoph Pan, economista e sociologo, sia in riferimento agli interessi economici e sociali delle minoranze altoatesine sia con riguardo, dopo il 1989, alle questioni minoritarie in Alto Adige e in Europa. Il professor Pan è stato docente presso le Università di Salisburgo e di Innsbruck e per la sua competenza scientifica è considerato oggi uno dei maggiori esperti di questioni minoritarie in Europa. In questa qualità ha ricevuto riconoscimenti e decorazioni di diversi paesi europei.

Nell’ottobre 2013 il professor Pan ha affidato la direzione scientifica dell’Istituto in mani più giovani. Come suo successore opera adesso il professor Paul Videsott (professore di Filologia romanza/Ladinistica presso la Libera Università di Bolzano. Con la nomina di un linguista ladino a direttore, l’Istituto ha consapevolmente posto fra le sue priorità la questione ladina quanto ai contenuti, e la linguistica applicata in senso ampio, quanto alle modalità operative. Allo stesso tempo si trovano ora al centro dell’interesse scientifico dell’Istituto le piccole minoranze, che complessvamente costituiscono l’80% delle minoranze europee e la cui esistenza è oggi particolarmente minacciata.

L’Istituto continuerà però anche in futuro a dedicarsi alla sua finalità statutaria riguardante la trattazione scientifica, per quanto possibile ampia, delle questioni minoritarie e in particolare dei diritti minoritari in Europa, sulla base di un approccio interdisciplinare e a allo stesso tempo attento alle esigenze concrete delle minoranze.  

La dottoressa Beate Sibylle Pfeil, abilitata all’ufficio di giudice secondo il diritto tedesco, è dal 1996 collaboratrice e dal 1999 sostituta del direttore scientifico dell’Istituto e in tale ruolo garantisce la continuità del lavoro e dell’orientamento dell’Istituto stesso. Tramite numerose pubblicazioni scientifiche e conferenze tenute in molti stati europei nonché tramite la direzione editorale della rivista specializzata Europa Ethnica (dal 2002 all’inizio del 2007) e quindi dell’ Europäisches Journal für Minderheitenfragen EJM a partire dal 2008, si è affermata come brillante esperta di questioni minoritarie a livello europeo.